
La cappella destra, dedicata alla Madonna della Consolazione, fu affrescata da Gisberto Ceracchini, il quale rappresentò in alto il Dogma dell'Assunzione, con la Vergine che ascende al cielo contornata dagli angeli, recanti gigli, mentre in basso il gruppo degli apostoli intorno al sarcofago osserva meravigliato.
Il dogma dell'Assunzione della Vergine fu proclamato da Pio XII nel 1950; gli affreschi del Ceracchini sono degli anni 1951-53.
Ai lati dell'Assunzione, Roccaporena e Cascia, luoghi dove Santa Rita rispettivamente nacque e morì.
Nell'arcone, a destra la Deposizione dalla Croce e a sinistra la Morte della Vergine. Nella parte sottostante, Storie mariane: l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, la Presentazione al tempio.
Nelle vetrate: Episodi evangelici e leggendari della vita della Madonna.
La pala d'altare, dell'artista ticinese Giuseppe Valerio, raffigura la Madonna della Consolazione, in trono con il Bambino, tra i santi Agostino e Monica e, sotto, angeli inneggianti. La parte architettonica che inquadra la pittura è in marmo rosso di Levanto.
La cappella sinistra è dedicata alla Glorificazione della santa e ne conserva il corpo; è ottagonale e richiama con la sua forma i battisteri bizantini, con bifore in ogni lato del matroneo, recanti Immagini di santi, eseguite dal professor Albertella da Milano.
L'affresco (foto n°2053)del catino absidale è di Ferruccio Ferrazzi e raffigura La Glorificazione di santa Rita. Eseguito negli anni 1949-1956, fu concepito con una grande modernità, con l'immagine della santa che appoggia la testa sulle ginocchia di Cristo, in un atteggiamento confidenziale e fiducioso di commovente umanità. A lato della scena, nella parte sinistra, un notturno illuminato da una mezza luna con La visione da parte di un pastore di Roccaporena della Glorificazione della Santa; mentre nella parte destra è rappresentato Lo scoglio di Roccaporena, con la santa raffigurata due volte: adulta, inginocchiata in preghiera e neonata in fasce, appoggiata su una corona di nuvole e con accanto un angelo.
Nella parte interna dell'arcone, in alto, due episodi della stimmate: a sinistra la guarigione della ferita della santa prima della partenza per Roma e il Giubileo del 1450, con Santa Rita inginocchiata a lato del pontefice Niccolò V; iscrizioni esplicative accompagnano questi due ultimi affreschi.
Nella fascia del matroneo, le Virtù teologali e Cardinali, in monocromo, come le raffigurazioni dei Mesi tramite i lavori stagionali, che si trovano sui piedritti degli archi. I vari soggetti sono accompagnati da didascalie.
Tutti gli affreschi dell'arcone e quelli della fascia del matroneo sono del Ferrazzi, che ha uno stile estremamente caratterizzato, con la spigolosità dei panneggi delle vesti dei personaggi ed un colore altrettanto brusco, scioccante, con timbri squillanti e violenti, contrastanti tra di loro. Questa durezza di esecuzione è però riscattata nella scena centrale, come si è detto, dalla dolcezza del gruppo Cristo - Santa Rita, circondato dalle sagome svolazzanti degli angeli che sembrano ritagliate e applicate sul blu del cielo della calotta absidale.
Il linguaggio di Ferrazzi è semplificato ai minimi termini, volutamente elementare allo scopo di comunicare anche con i più semplici, con gli ignoranti, con i poveri, con i bisognosi: la "Santa degli Impossibili" è vicina alla gente, questo sembra voler comunicare il pittore; gli intellettualismi sofisticati, le citazioni stilistiche non sono adatti al santuario dedicato a questa donna umile e semplice.
Ovviamente con questa sua scelta stilistica Ferrazzi entra in stridente contrasto con tutti i bizantinismi della basilica e specialmente con quelli all'interno della cappella dedicata alla santa.
Al centro di questa cappella, un'edicola rivestita in rame dorato, con quattro archi, contiene l'urna di cristallo e argento, disegnata da Armando Brasini; il corpo della santa, mummificato, è stato qui traslato il 18 maggio del 1947.
Davanti all'urna è una lampada votiva in bronzo, opera dello scultore perugino Artemio Giovagnoni, donata il 22 maggio del 1981 dal Comune di Cascia per il VI centenario della nascita di Santa Rita.
Agli angoli dell'edicola, Quattro angeli con i simboli delle virtù cardinali, scolpiti dal Pellini, che eseguì anche il rilievo con Santa Rita dispensatrice di grazie, che si trova sotto il sarcofago.
Le colonne che formano l'ambulacro, in questa cappella, sono rivestite in mosaico a tessere dorate ed hanno i capitelli di onice dorato.
Il pavimento della cappella è in marmo nero lucidato, come anche in marmo è tutto l'altare su cui poggia l'urna.
Negli intercolumni sono collocate sei tele di G. Battista Galizzi, con alcuni Episodi della vita di Santa Rita: Nascita, Ingresso in monastero, Miracolo della vite, la Spina, il Giubileo, il Transito. Nelle lunette i versetti del Cantico dei Cantici "applicati" alla vita di santa Rita.
Nella volta, in tondi affrescati da Fermo Taragni da Bergamo, le otto Sante agostiniane: S. Monica (+ 387), S. Chiara da Montefalco (1268-1308), la B. Giuliana da Mont Cornillon (+1250), la B. Cristina da Spoleto (+1458), S. Melania (+1440), la B. Maddalena Albricci (+1456), la B. Giuseppa da Benigamin (1625-1696), la B. Veronica da Binasco (1445-1497).
Un cancello in bronzo patinato separa la cappella di Santa Rita dalla navata: a destra della grata, all'esterno della cappella, lampada in ferro battuto donata dai Comuni della Valnerina nel 1957, anno della celebrazione del V centenario della santa, con gli stemmi comunali.
Dopo la lampada, la tavola della Madonna del Buon Consiglio, del secolo XVIII, con baldacchino e mensola e ai lati due angeli reggicandelabro, dono del card. Nicola Canali, protettore dell'Ordine Agostiniano, del 1957.
Nelle vetrate, sono rappresentati i Miracoli eucaristici: a destra, quelli di Bolsena del 1263 e di Siena del 1730; a sinistra, quello di Offida (1273), realizzazione della ditta Apolloni di Firenze.
La Cappella del Sacramento, al cui interno è l'altare maggiore, è stata rifatta del tutto nel 1981 in occasione del VI centenario della nascita di Santa Rita.
E' pavimentata con il pregiato marmo rosa del Portogallo (foto n°2047).
I raffinati arredi liturgici in bronzo dorato sono opere dello scultore Giacomo Manzù, che ha progettato ed eseguito l'altare, con la mensa in cristallo, poggiante su rami di vite; il tabernacolo ovoidale (foto n°2050) fiancheggiato da spighe, con i pannelli laterali sempre con il motivo della vite; il crocifisso, estremamente stilizzato, il cero pasquale, il leggìo, sempre con l'inserzione del motivo delle spighe, e gli arredi liturgici.
Anche all'esterno, a lato della facciata, tra questa e il monastero, una porta in bronzo dorato è opera di Giacomo Manzù: nella parte bassa sono quattro pannelli, con la vite, il pozzo, le api murarie e le rose.
Manzù, nella scelta dei motivi decorativi degli arredi nell'abside, si è riallacciato alle pitture dell'abside, eseguite da Luigi Filocamo, dal 1949 al 1953.


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